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La posta del CGA

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Una risposta a “La posta del CGA”

  1. Gianni Comelli scrive:

    Frequento da 50 anni l’allora Scuola di Religione, oggi Centro Giovanile Antonianum dove ho ricevuto la mia educazione cristiana, dove sono cresciuto come uomo, così come, oggi, i miei figli. Sono membro del Consiglio Direttivo del Centro e come tale desidero commentare l’articolo apparso ieri sulla possibilità, ahimé, concreta di veder emigrare i Gesuiti da Padova. Sono anni, ormai 6, che assieme a P.Paolo Bizzeti s.j.,Direttore del Centro, combattiamo una lotta contro i mulini a vento e contro una burocrazia allucinante e disarmante nella ormai disperata richiesta di far partire i lavori per un nuovo Centro Giovanile, necessità dettata dalla mancanza di spazi per le attività dei vari gruppi, sempre più numerosi, che frenquentano l’Antonianum. Le dichiarazioni rilasciate e pubblicate dalla Sig.ra Titti Panajotti di Italia Nostra che nega la “condivisibilità” del progetto, sono il chiaro esempio della burocrazia masochistica e dell’ignoranza che, purtroppo, imperversa, anche solo per partito preso. Probabilmente l’edificazione di un centro commerciale avrebbe incontrato minori ostacoli: si sa che questo è già successo in passato e accadrà ancora perché gli interessi economici, purtroppo, superano di gran lunga l’importanza della formazione e della spiritualità di giovani e meno giovani.
    Consiglio alla Sig.ra Panajotti di farsi un giro al Centro Giovanile Antonianum prima della prossima seduta della Commissione Urbanistica per vedere quale impatto “visivo” rappresentino le enormi costruzioni dell’Orto Botanico,già in avanzata fase di edificazione, tra le quali la maxi serra alta 18 metri, in confronto al progetto di due edifici alti uno 4 metri e l’altro meno di 8, che Italia Nostra sembra reputare deturpante. E pensare che l’attigua abitazione , che dà proprio verso l’isola Memmia, quindi di fronte al futuribile Centro, è alta 13 metri!!
    Si informi però, prima di ogni altra cosa, di quali e quante attività formative pulsano al Centro Giovanile e se vale veramente la pena che Padova perda per sempre tutto questo!
    La Sig.ra Panajotti conclude che il progetto andrebbe ripensato “con amore”: questo è esattamente il concetto che ci ha spinti, 6 anni orsono, a pensare ad un Centro che possa offrire spazi adeguati ad una Comunità viva e in crescita, non di elìte, aperta a tutta la città, con gruppi formativi attivi, attenti alla spiritualità, alla cultura e alla solidarietà nella nostra città e non solo.

    Gianni Comelli

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